[Difro] Cass. 7874/2018 su espulsione, legittimazione passiva, attestazione di conformità e motivi di ricorso per cassazione

  • http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180329/snciv@s61@a2018@n07874@tO.clean.pdf

    La violazione di norme processuali – comprese quelle che disciplinano, in relazione ai singoli procedimenti, la legittimazione processuale attiva e passiva delle parti ed i loro poteri e facoltà nel processo – può costituire motivo idoneo di ricorso per cassazione solo se dedotta ai sensi dell’art. 360, n. 4, c.p.c., e solo quando abbia influito in modo determinante sul contenuto della decisione di merito, ovvero allorché quest’ultima – in assenza di tale vizio – non sarebbe stata resa nel senso in cui lo è stata. (Nella fattispecie, la corte ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso con cui si denunciava, esclusivamente sotto il profilo della violazione di legge, la decisione assunta dal giudice di pace investito dell’opposizione a decreto di espulsione, lamentando che nel giudizio di merito si fosse costituita la questura anziché la prefettura, unica legittimata ad agire; la corte ha osservato che la ricorrente non ha dedotto che la violazione delle norme processuali abbia determinato un vulnus del proprio diritto di difesa o che, in mancanza, la decisione assunta sarebbe stata diversa, così da rendere la violazione processuale causa di nullità del procedimento o della sentenza ex art. 360, n. 4, c.p.c.)

    Qualora la ricorrente abbia censurato la mancanza di attestazione di conformità all’originale del decreto di espulsione consegnatole, e il giudice di pace abbia affermato che il decreto fosse stato consegnato alla straniera in originale o eventualmente in copia conforme all’unico originale, tale statuizione può essere contestata in cassazione deducendo, con autosufficiente deduzione ed eventuale allegazione del provvedimento al ricorso, la violazione delle norme in materia di provvedimenti espulsivi o il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c., mentre non è sufficiente la mera denuncia di violazione della disposizione sul procedimento di autenticazione degli atti (art. 18 D.P.R. 445/2000).

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