[Lawclinic] Cass. 9169/2018 su protezione umanitaria e violenza indiscriminata nel paese di transito

  • http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180412/snciv@s61@a2018@n09169@tO.clean.pdf

    La circostanza che il richiedente asilo abbia attraversato un paese interessato da violenza indiscriminata derivante da conflitti armati non integra di per sé gli estremi dei seri motivi di carattere umanitario di cui all’art. 5, comma 6, t.u. imm., i quali devono invece trovare radice in gravi violazioni dei diritti umani, cui il richiedente sarebbe esposto nell’ipotesi alternativa all’accoglimento della domanda di protezione, costituita dal rimpatrio, ossia dal rientro nel paese di origine.

    La nullità del provvedimento amministrativo, per vizi di composizione dell’organo e per omessa traduzione del provvedimento in lingua nota all’interessato, non esonerano il giudice adito con il ricorso avverso tale provvedimento dall’obbligo di esaminare il merito della domanda, atteso che l’oggetto della controversia non è il provvedimento negativo, ma il diritto soggettivo alla protezione internazionale invocata.

    L’interpretazione delle dichiarazioni del richiedente asilo è questione di merito che non può essere sollevata in sede di legittimità.

    Il diritto di asilo è interamente attuato e regolato attraverso la disciplina dei tre istituti dello status di rifugiato, dalla protezione sussidiaria e del diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, cosicché non v’è più alcun margine di residuale diretta applicazione del disposto di cui all’art. 10, comma terzo, Cost

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