[Difro] Cass. 9427/2018 sulla valutazione della domanda di protezione internazionale

  • http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180417/snciv@s61@a2018@n09427@tO.clean.pdf

    Il riconoscimento delle misure di protezione internazionale e umanitaria non può essere negato per la ragione che la richiedente, peraltro molti anni prima, ha lasciato il proprio Paese per cercare in Italia migliori condizioni di vita; il giudice deve, a fronte delle allegazioni di parte, esaminare la domanda «alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine» (art. 8, comma 3, d.lgs. 25/2008), anche facendo uso, ove occorra, dei propri poteri istruttori o fficiosi (art. 27, comma 1 bis, d.lgs. 25 cit.).
    Ai sensi dell’art. 4, d.lgs. 251/2007., il bisogno di protezione internazionale, infatti, può sorgere anche in un momento successivo rispetto alla partenza del richiedente dal proprio Paese, tanto per ragioni oggettive («avvenimenti») quanto per ragioni soggettive («attività svolte dal richiedente»). La normativa in esame, pertanto, impedisce che la sussistenza di un «rischio effettivo di subire un danno grave» (presupposto della protezione sussidiaria ex art. 2, lett. g), d.lgs. 251/2007) venga accertata esclusivamente alla stregua della situazione oggettiva e della condizione personale del richiedente come cristallizzate al momento della sua partenza.

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