[Difro] Cass. 11232/2018 su forma dell’appello per la protezione internazionale, incertezze interpretative, lesione del diritto di difesa

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180509/snciv@s10@a2018@n11232@tI.clean.pdf

La corte di cassazione sollecita un intervento delle sezioni unite sulla effettività del diritto di difesa a tutela del richiedente asilo di fronte a incertezze normative e interpretative.

Un cittadino maliano propose ricorso al tribunale di Milano per il riconoscimento della protezione internazionale. Avverso l’ordinanza di rigetto egli propose appello, nella forma del ricorso depositato entro 30 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza. La corte di appello fissò un’udienza, con decreto che parte appellante notificò all’amministrazione convenuta. Nell’udienza di trattazione, la corte invitò il difensore del ricorrente a discutere in merito alla correttezza del rito adottato e alla tempestività dell’impugnazione, e trattenne poi la causa in decisione. Allo scioglimento della riserva, la corte dichiarò inammissibile l’appello poiché proposto con ricorso (anziché con citazione) notificato alla controparte oltre il termine di 30 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza impugnata.
La corte di cassazione osserva che l’individuazione del corretto mezzo di impugnazione (atto di citazione o ricorso) e la conseguente tempestività dell’impugnazione, in seguito alla modifica legislativa introdotta dal D. Lgs. 142/2015 entrato in vigore il 30/9/2015, sono state oggetto di diverse interpretazioni da parte dei giudici di merito e solo nel luglio 2017 risolte dalla corte di legittimità con l’ordinanza 17420/2017 che ha affermato che l’impugnazione deve essere proposta con atto di citazione e quindi è tempestiva se questo è notificato entro il termine di 30 giorni e depositato nei 10 giorni successivi.
La corte rileva da un lato l’incertezza interpretativa, dovuta all’improprio uso della parola “ricorso” nell’art. 19 D. Lgs. 150/2011 come modificato dal D. Lgs. 142/2015, che può aver determinato un affidamento incolpevole (tale fino alla pronuncia di legittimità del luglio 2017) nel ricorrente sulla necessità di proporre l’impugnazione con ricorso.
Dall’altro, si domanda se tale affidamento incolpevole meriti tutela per evitare una grave lesione del diritto di difesa, che potrebbe costituire un ostacolo non eludibile all’effettivo accesso alla tutela giurisdizionale dei soggetti richiedenti la protezione internazionale.
La corte si interroga poi su quale sarebbe la tutela da accordare alla parte che, indotta ad un incolpevole affidamento sull’interpretazione della norma, basata sull’uso testuale dell’espressione “ricorso”, abbia provveduto tempestivamente al suo deposito. In particolare se la parte ricorrente abbia diritto alla rimessione in termini (e se debba farne espressa richiesta) ovvero se il suo ricorso davanti al giudice dell’appello integri una forma irregolare ma comunque efficace di tempestiva proposizione del gravame, anche in considerazione del comportamento della corte di appello che, fissando con decreto la data dell’udienza, e disponendo contestualmente la notificazione del ricorso e del decreto alla parte appellata, potrebbe ritenersi aver implicitamente rimesso in termini l’appellante, sanando e non sanzionando di inammissibilità l’irregolare proposizione dell’appello.

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