[Difro] Cass. 12357/2018 su traduzione del provvedimento, protezione umanitaria e paese di transito, altre forme di asilo, rimedio contro la revoca dell’ammissione al pss

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180518/snciv@s10@a2018@n12357@tO.clean.pdf

L’eventuale nullità del provvedimento amministrativo di diniego della protezione internazionale, reso dalla Commissione territoriale, non ha autonoma rilevanza nel giudizio introdotto dal ricorso al tribunale avverso il predetto provvedimento, poiché tale procedimento ha ad oggetto il diritto soggettivo del ricorrente alla protezione invocata, sicché deve pervenire alla decisione sulla spettanza, o meno, del diritto stesso e non può limitarsi al mero annullamento del diniego amministrativo (Cass. 26480/2011, 18632/2014, 7385/2017, 23472/2017).

Il diritto di asilo previsto dalla Costituzione è interamente attuato mediante gli istituti dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.
La previsione contenuta nell’art. 6, par. 4, della direttiva 115/2008/CE, che contempla la possibilità che gli stati membri prevedano il rilascio di permessi di soggiorno, oltre che per motivi umanitari, anche per motivi “caritatevoli … o di altra natura”,  è soltanto una possibilità – non un obbligo – per gli Stati membri, e il legislatore italiano non ha ritenuto di prevedere, oltre alle fattispecie di protezione internazionale costituite, come si è detto, dallo status di rifugiato, dalla protezione sussidiaria e dal permesso di soggiorno per motivi umanitari, anche il rilascio di permessi di soggiorno per motivi caritatevoli o di altra natura.

La circostanza che il richiedente sia stato costretto a fuggire dalla Libia, paese di transito, a causa dello scoppio della guerra civile, non integra, di per sé, gli estremi dei seri motivi di carattere umanitario di cui all’art. 5, comma 6, t.u. imm., i quali devono invece trovare radice in gravi violazioni dei diritti umani, cui il richiedente sarebbe esposto nell’ipotesi alternativa all’accoglimento della domanda di protezione, costituita dal rimpatrio, ossia dal rientro nel paese di origine (e non in un paese di transito). Il riferimento all’acquisizione di informazioni circa la situazione generale anche, «ove occorra, dei paesi in cui» i richiedenti «sono transitati», che figura nell’art. 8, comma 3, d.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, non attiene alla definizione delle fattispecie di protezione, bensì alla completezza del quadro fattuale di riferimento della decisione; il testo di tale disposizione riproduce quello dell’art. 10, par. 3, lett. b), della direttiva 2013/32/UE, per la quale un paese di transito può eventualmente venire in rilievo, ad esempio, quale paese terzo sicuro ai sensi dell’art. 39.

La statuizione della Corte d’appello di revoca dell’ammissione dell’appellante al patrocinio a spese dello stato deve essere impugnata con opposizione ai sensi dell’art. 170 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Cass. 13807/2011, 21685/2013, 21700/2015), e non con ricorso per cassazione.

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