[Difro] Cass. 27692/2018 sul trattenimento del richiedente asilo pericoloso per la sicurezza dello Stato

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20181030/snciv@s10@a2018@n27692@tS.clean.pdf

 

Cass. 27692/2018 sul trattenimento del richiedente asilo pericoloso per la sicurezza dello Stato

 
La corte di cassazione afferma:

La legittimazione passiva nel ricorso contro la convalida e la proroga del trattenimento del richiedente asilo spetta al ministero dell’interno, presso l’avvocatura generale dello Stato.
L’eventuale evocazione in giudizio dell’organo periferico dell’amministrazione, legato al ministero da un rapporto gerarchico e organico, costituirebbe vizio di mera nullità senz’altro sanabile con la rinnovazione della notificazione.

Permane l’interesse giuridicamente rilevante all’accertamento della legittimità od illegittimità del provvedimento di convalida del trattenimento nel C.I.E. o delle altre misure di esecuzione coattiva dell’espulsione (comprese le misure alternative al trattenimento), anche dopo la definitiva cessazione della sua efficacia, sia in relazione alla configurabilità del diritto al risarcimento del danno dovuto all’illegittima privazione della libertà sia in relazione all’interesse a eliminare un provvedimento che pur se inefficace abbia determinato una soluzione di continuità nel riconoscimento dell’esistenza delle condizioni di legittimo soggiorno in Italia.

Le misure alternative al trattenimento indicate nell’art. 14, comma 1bis, del d.lgs n. 286 del 1998, attengono alla fase dell’esecuzione coattiva dell’espulsione amministrativa e hanno, di conseguenza, la finalità di garantire, mediante la graduazione della limitazione della libertà personale prevista dalla norma, l’attuazione dell’ordine di allontanamento dal territorio italiano. La convalida di esse da parte dell’autorità giurisdizionale richiede il preventivo accertamento dell’esistenza di un provvedimento di espulsione dotato di efficacia esecutiva.

L’applicazione di misura provvisoria di sospensione dell’efficacia, per effetto di decisione della CEDU, del provvedimento di revoca della protezione sussidiaria determina la caducazione derivata di tutte le misure di esecuzione del provvedimento espulsivo, non soltanto di quelle caratterizzate dalla privazione integrale della libertà personale ma anche di quelle a contenuto restrittivo inferiore, in quanto anch’esse sono finalizzate esclusivamente all’allontanamento (e rimpatrio) coattivo del cittadino straniero e trovano giustificazione in un provvedimento presupposto (ordine di allontanamento, nel nostro ordinamento realizzato con il decreto di espulsione) efficace.

Esse, pertanto, non possono essere sostenute soltanto da una finalità di prevenzione e di pubblica sicurezza. Qualsiasi restrizione della libertà personale deve fondarsi sugli specifici requisiti legali che la giustificano, così come stabilito nell’art. 13 Cost. Non può essere convalidato in sede giurisdizionale un provvedimento limitativo della libertà personale fuori del paradigma legale dei requisiti specifici che ne giustificano l’adozione, in funzione di un’esigenza immanente di prevenzione e di sicurezza. Questa specifica finalità può essere realizzata mediante le misure di prevenzione, le quali, tuttavia, pur avendo un contenuto in parte analogo a quelle indicate nell’art. 14 comma ibis d.lgs n. 286 del 1998, possono essere disposte esclusivamente dal giudice penale all’esito di un procedimento in contraddittorio delle parti che accerti la sussistenza degli specifici requisiti contenuti nell’art.1 del d.lgs n. 159 del 2011.

La convalida di misure alternative al trattenimento in funzione preventiva e di tutela della pubblica sicurezza, costituisce un provvedimento radicalmente illegittimo, sia in ordine alle condizioni specificamente previste dalla legge, in assenza di un provvedimento espulsivo efficace, sia in relazione al più generale parametro dell’art. 13 Cost.

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