Cass. 781/2019 sulla valutazione dei legami familiari nel giudizio di opposizione all’espulsione

 

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20190115/snciv@s10@a2019@n00781@tS.clean.pdf

In seguito alla sentenza 202/2013 della Corte costituzionale, l’esistenza di «legami familiari» dello straniero in Italia è un elemento di valutazione necessario anche in relazione all’art. 13 D. lgs. 286/1998.
La corte investiga il contenuto prescrittivo e la effettiva efficacia ostativa alla espulsione della relativa nozione.
La corte osserva che nella giurisprudenza amministrativa formatasi in relazione all’art. 5, comma 5, è prevalente l’orientamento secondo cui i «legami familiari» rilevanti ai fini di cui si discute sono quelli espressamente e tassativamente indicati dall’art. 29 del t.u. n. 286/1998 (e, a monte, dalla direttiva comunitaria n. 86/2003), nel senso che la composizione del nucleo familiare deve corrispondere a quella che darebbe titolo ad una procedura di ricongiungimento, al fine di porre lo straniero nelle medesime condizioni sostanziali di chi avrebbe titolo ad ottenere formalmente il ricongiungimento, non rilevando in contrario che tale procedura in effetti non vi sia stata, essendosi il nucleo familiare già costituito o ricostituito. Perché la clausola di coesione familiare sia efficace è necessario il possesso di un reddito minimo idoneo al sostentamento proprio e del nucleo familiare, che dimostri la sostenibilità dell’ingresso dello straniero nella comunità nazionale.
La corte di cassazione non condivide questa interpretazione.
La corte osserva che l’art. 5, comma 5, impone di valutare «anche» i legami familiari, a prescindere dalla sussistenza delle condizioni che darebbero titolo a ottenere il ricongiungimento familiare.
Inoltre l’art. 13 comma 2 bis deve essere interpretato in linea con la nozione di diritto all’unità familiare delineata dalla giurisprudenza della Corte EDU con riferimento all’art. 8 CEDU, fatta propria dalla richiamata sentenza n. 202 del 2013 della Corte costituzionale.
La clausola dei «legami familiari» si inserisce in una disposizione (l’art. 13, comma 2 bis, come l’art. 5, comma 5) che già imponeva di «[tenere] conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato», ma la citata sentenza costituzionale l’ha resa criterio condizionante come causa ostativa all’espulsione (in alternativa alle ipotesi del familiare ricongiunto o in cui esistano le condizioni del diritto al ricongiungimento, a norma dell’art. 29). Gli altri criteri indicati nell’ultima parte del comma 2 bis – durata del soggiorno dello straniero nel territorio nazionale ed esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il Paese d’origine – sono meramente integrativi, nel senso che possono venire in rilievo solo se lo straniero abbia «legami familiari nel territorio dello Stato».
Il giudice è tenuto a valutare la effettiva consistenza di quei legami, che devono essere particolarmente stretti e che possono essere desunti da vari elementi oggettivi, quali l’esistenza di un rapporto di coniugio e la durata del matrimonio, la nascita di figli e la loro età, la convivenza, altri fattori che testimonino l’effettività di una vita familiare, la dipendenza economica dei figli maggiorenni e dei genitori, le difficoltà che il coniuge o i figli rischiano di trovarsi ad affrontare in caso di espulsione. Il fine da perseguire è quello di interpretare la clausola della coesione familiare, in funzione ostativa dell’espulsione, in modo sistematicamente coerente con il vigente sistema normativo, il quale non esclude l’espellibilità (pur prevedendone l’attuazione con modalità compatibili con le singole situazioni personali) neppure nei casi in cui siano in gioco altri diritti fondamentali della persona di pari, se non superiore, rango (art. 19, comma 2 bis), oltre a riconoscere il diritto all’unità familiare «alle condizioni previste dal presente testo unico» (art. 28, comma l, e cfr. art. 29, comma 3).
(Nel caso di specie, la corte ha annullato il decreto del giudice di pace che aveva accolto il ricorso contro l’espulsione limitandosi a rilevare «l’inserimento sociale e familiare» del ricorrente e il fatto che egli vive con i propri genitori e frequenta con profitto una scuola professionale, senza alcuna indagine sull’effettività del legame familiare alla stregua dei parametri sopraindicati.)

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