Cass. 26823/2019 sui criteri di valutazione delle dichiarazioni del richiedente asilo e sui motivi di censura in cassazione

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Cass. 26823/2019 sui criteri di valutazione delle dichiarazioni del richiedente asilo e sui motivi di censura in cassazione
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La valutazione sulla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, ex art. 3, comma. 5, lettera c) del d.lgs. n. 251 del 2007.
Tale apprezzamento di fatto è, tuttavia, censurabile in cassazione ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c., come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile (Cass. 3340/2019).
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In materia di riconoscimento della protezione sussidiaria allo straniero, al fine d’integrare i presupposti di cui all’art. 14, lettere a) e b), del d.lgs. n. 251 del 2007, è sufficiente che risulti provato, con un certo grado di individualizzazione, che il richiedente, ove la tutela gli fosse negata, rimarrebbe esposto a rischio di morte o a trattamenti inumani e degradanti, senza che tale condizione debba presentare i caratteri del «fumus persecutionis», non essendo necessario che questi fornisca la prova di essere esposto ad una persecuzione diretta, grave e personale, poiché tale requisito è richiesto solo ai fini del conseguimento dello «status» di rifugiato politico (Cass. 16275/2018).
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Il diritto alla protezione sussidiaria, nel caso di specie avuto riguardo alla libertà religiosa, non può essere escluso dalla circostanza che a provocare il danno grave per il cittadino straniero siano soggetti privati, qualora nel Paese d’origine non vi sia un’autorità statale in grado di fornirgli adeguata ed effettiva tutela, con conseguente dovere del giudice di effettuare una verifica officiosa sull’attuale situazione di quel Paese e, quindi, sull’eventuale inutilità di una richiesta di protezione alle autorità locali (Cass., 20/07/2015, n. 15192; Cass., 03/07/2017, n. 16356; Cass., 09/10/2017, n. 23604).

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