Corte cost. 280/2019 su convalida delle misure alternative al trattenimento e contraddittorio meramente eventuale e cartolare

https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2019&numero=280
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La corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), introdotto dall’art. 3, comma 1, lettera d), numero 2), del decreto-legge 23 giugno 2011, n. 89 (Disposizioni urgenti per il completamento dell’attuazione della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari), convertito, con modificazioni, nella legge 2 agosto 2011, n. 129, sollevate, in riferimento agli artt. 13 e 24, secondo comma, della Costituzione, dalla Corte di cassazione, sezione prima civile, con le ordinanze del 7 settembre 2018 n. 21930/2018 [1] e n. 21931/2018 [2].

La corte ha escluso l’illegittimità «sulla base dei soli parametri evocati nell’ordinanza di rimessione (artt. 3 e 24 Cost.), che definiscono il perimetro dell’odierna questione di legittimità costituzionale» (punto 5), pertanto possono astrattamente essere esaminate questioni basate su altri parametri.

La corte, inoltre, precisa nell’ultimo paragrafo che le garanzie di informazione previste dalla disciplina sussistono «naturalmente a condizione che all’avviso si accompagni la comunicazione da parte delle questure, con modalità effettivamente comprensibili per l’interessato (eventualmente anche grazie all’intervento dei mediatori culturali, sulla cui normale presenza presso le questure insiste la stessa Avvocatura generale dello Stato), dei recapiti dei difensori d’ufficio ai quali in concreto rivolgersi nell’ipotesi in cui egli intenda esercitare il proprio diritto a presentare memorie o deduzioni al giudice di pace, anche in relazione alla possibile manifesta illegittimità del provvedimento di espulsione o alla sussistenza di ragioni ostative, ancorché sopravvenute, all’esecuzione del provvedimento medesimo; sì da assicurare piena effettività al diritto alla difesa tecnica, che l’art. 3, comma 4, del d.P.R. n. 394 del 1999 riconosce allo straniero sottoposto alle misure di cui alla disposizione censurata.»
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[1] http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180907/snciv@s10@a2018@n21930@tI.clean.pdf
[2] http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180907/snciv@s10@a2018@n21931@tI.clean.pdf

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