[Lawclinic] Cass. 18769/2018 sull’avviso al difensore dell’udienza di convalida del trattenimento

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180713/snciv@s61@a2018@n18769@tO.clean.pdf

La effettiva nomina di un difensore di fiducia prima dell’udienza di convalida del provvedimento di trattenimento rende necessaria la partecipazione del difensore che deve essere consentita mediante una puntuale specificazione e comunicazione del luogo e del tempo in cui si svolgerà l’udienza di convalida.

La corte ha richiamato il proprio costante orientamento secondo cui in tema di procedimento di convalida del trattenimento dello straniero nel centro di identificazione ed espulsione le garanzie del contraddittorio, consistenti nella partecipazione necessaria del difensore e nell’audizione dell’interessato, trovano applicazione senza che sia necessaria la richiesta dell’interessato di essere sentito (Cass. civ. sez. VI-1 n. 26803 del 13 novembre 2017).
La corte ha inoltre ribadito che la mancata partecipazione del difensore di fiducia nel procedimento di convalida della misura di trattenimento presso un centro di permanenza temporanea adottata dal Questore, a causa del mancato avviso al difensore nominato della data fissata per la relativa udienza non può essere sanata da alcun altro atto equivalente, quale la presenza in udienza del difensore designato dal giudice di pace, atteso che, ai sensi dell’art. art.14, comma 4, D. Lgs. 286/1998, si applicano all’udienza di convalida del provvedimento di trattenimento le disposizioni di cui al sesto e settimo periodo del comma 8 del precedente art. 13, dove viene esplicitamente affermato che solo qualora lo straniero sia sprovvisto di un difensore sarà assistito da uno nominato d’ufficio (Cass. civ. sez. I n. 16212 del 17 luglio 2006).

[Difro] Cass. 17703/2018 su espulsione e prova della convivenza col coniuge cittadino italiano

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180705/snciv@s61@a2018@n17703@tO.clean.pdf

 
È inammissibile il ricorso per cassazione con cui si censura, per violazione di norme di diritto (e non per omesso esame di un fatto decisivo), la decisione del giudice di pace che ha accertato, sulla base di mera verifica anagrafica, che lo straniero espulso non sia convivente con il coniuge di nazionalità italiana.

[Difro] Cass. 16417/2018 sulla convalida del trattenimento di persona già trattenuta per oltre 90 giorni e già detenuta

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180621/snciv@s61@a2018@n16417@tO.clean.pdf

È illegittimo il provvedimento del giudice di pace che convalidi il trattenimento senza prendere in considerazione il pregresso trattenimento per un periodo superiore a 90 giorni e il pregresso trattenimento in struttura carceraria per un periodo di tre anni, fatti dedotti dalla difesa e rilevanti per la decisione poiché ostano a un ulteriore trattenimento.

[Difro] Cass. 16740/2018 su motivazione della proroga del trattenimento, presenza del trattenuto, termini per la richiesta di proroga

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È illegittimo, perché fondato su motivazione del tutto apparente, il decreto di proroga del trattenimento che si limiti a dare atto della «sussistenza dei presupposti che legittimano la concessione della proroga del temine di permanenza presso il C.I.E. per ulteriori 30 gg», senza alcuna menzione delle ragioni, in fatto o in diritto, che legittimano la proroga, e senza dar conto alcuno delle deduzioni difensive della parte, riportate anche nel verbale d’udienza (Cass. 18748/2015; n. 5744/2017).

È legittimo il decreto di proroga del trattenimento adottato in udienza alla quale non ha partecipato l’interessato per motivi precauzionali di natura igienico-sanitaria, ma alla presenza del difensore.

È irrilevante la circostanza che il provvedimento di proroga del trattenimento sia stato disposto qualche giorno prima della scadenza del precedente termine di trattenimento, risultando anzi del tutto coerente con l’esigenza di provvedere tempestivamente che la decisione sulla proroga debba avvenire prima della predetta scadenza, dovendosi altrimenti disporre il rilascio dello straniero (Cass. 6326/2017).

[Difro] Cass. 17712/2018 su ricorso contro decreto di espulsione e cessata materia del contendere

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Il mero intento, espresso dall’amministrazione, di revocare il provvedimento di espulsione non è idoneo a privare il ricorrente dell’interesse giuridicamente rilevante alla decisione della propria opposizione, volta alla caducazione del provvedimento stesso, che, in quanto non revocato, resta, appunto, valido ed efficace.
La declaratoria dell’intervenuta cessazione della materia del contendere, riconducibile tra le fattispecie di estinzione del giudizio, presuppone che la parte che ha agito in giudizio per la tutela dei propri interessi ne abbia conseguito, per fatti sopravvenuti, l’integrale soddisfacimento, restando, così, escluso l’interesse alla sua naturale conclusione.

[Difro] Cass. 17717/2018 sulla necessità dell’udienza nel ricorso per la protezione internazionale in assenza di videoregistrazione

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180705/snciv@s10@a2018@n17717@tS.clean.pdf

La corte ha affermato il seguente principio di diritto:
In materia di protezione internazionale, ai sensi dell’art. 35 bis D. Lgs. 25/2008, ove non sia disponibile la videoregistrazione con mezzi audiovisivi dell’audizione del richiedente la protezione dinanzi alla commissione territoriale, il tribunale, chiamato a decidere del ricorso avverso la decisione adottata dalla commissione, è tenuto a fissare l’udienza di comparizione delle parti, a pena di nullità del sio provvedimento decisorio, salvo il caso dell’accoglimento dell’istanza del richiedente asilo di non avvalersi del supporto contenente la registrazione del colloquio.

La corte ha dichiarato inammissibili, per difetto di rilevanza, e comunque manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate in relazione alle norme introdotte con il DL 13/2017, e in particolare ha affermato che:
1) la previsione di un termine di 180 giorni per l’entrata in vigore di una complessa riforma processuale non contrasta con l’urgenza che connota lo strumento del decreto legge;
2) il procedimento camerale è idoneo a garantire l’adeguato dispiegarsi del contraddittorio in relazione al riconoscimento della protezione internazionale, e non rileva l’eventuale soppressione dell’udienza di comparizione, sia perché è circoscritta a particolari frangenti sia perché il contraddittorio è pienamente garantito dal deposito di difese scritte;
3) la previsione del termine di 30 giorni dalla comunicazione del decreto di rigetto per proporre ricorso per cassazione rientra nella discrezionalità del legislatore e trova giustificazione in esigenze di urgenza analoghe a quelle ravvisate in altre fattispecie (impugnazione della sentenza che dichiara l’adottabilità, impugnazioni previste dalla legge fallimentare);
4) la previsione della necessità del conferimento della procura per il ricorso per cassazione dopo la comunicazione del provvedimento impugnato, operante per il difensore della parte privata ma non per quello della parte pubblica, è in armonia con il requisito di specialità della procura per la cassazione posto dall’art. 83 cpc.

[Difro] Cass. 17454/2018 sull’ammissibilità dell’appello per la protezione internazionale proposto con atto di citazione

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180704/snciv@s61@a2018@n17454@tO.clean.pdf

 

 

La corte di cassazione, in accoglimento del ricorso proposto dalla clinica e redatto con la collaborazione degli studenti (cui va il dovuto ringraziamento), ribadisce il consolidato orientamento secondo cui l’appello contro l’ordinanza ex art. 702 bis c.p.c. con cui il tribunale rigetta il ricorso proposto per il riconoscimento della protezione internazionale deve essere introdotto con citazione e non con ricorso, anche dopo la modifica dell’art. 19 del D. Lgs. 150/2011, per effetto dell’art. 27 del D. Lgs. 142/2015, che nel disciplinare i tempi di decisione del giudizio fa un generico riferimento al “ricorso” anche per il grado di appello.

[Difro] Trib Firenze 26/6/2018 su carattere discriminatorio del bando per assistente giudiziario

http://www.altrodiritto.unifi.it/adirmigranti/concorso-assistente-giudiziario/ordinanza-merito.pdf

Il tribunale di Firenze, in accoglimento del ricorso ex art. 44 D. Lgs. 286/1998 proposto da L’altro diritto, ha dichiarato il carattere discriminatorio della condotta del Ministero della Giustizia in relazione al “Concorso pubblico a 800 posti a tempo indeterminato per il profilo professionale di Assistente giudiziario, area funzionale II, area economica F2, nei ruoli del personale del Ministero della giustizia”, pubblicato sulla G.U. n. 92 del 22/11/2016, nella parte in cui all’art. 3 prevede tra i requisiti per l’accesso al concorso la cittadinanza italiana, con esclusione dei cittadini degli Stati membri della UE e delle categorie di stranieri indicate dall’art. 38 comma 1 e comma 3 bis D.lvo n. 165/2001; il tribunale ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento a favore di L’altro diritto della somma di € 30.000,00 a titolo di risarcimento del danno.

[Difro] Cass. 28259/2018 sulla motivazione dell’ordine di allontanamento

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snpen&id=./20180619/snpen@s10@a2018@n28259@tS.clean.pdf

Il provvedimento del questore, che ordina allo straniero espulso di lasciare il territorio nazionale, non deve esplicitare specifiche e dettagliate ragioni allorchè la scelta risulti determinata dalla impossibilità di accoglienza presso un CPT, essendo sufficiente che il Questore indichi i presupposti della modalità di esercizio del potere. Costituisce motivazione sufficiente l’accertata indisponibilità di posti presso i CPT (poi CIE, ora CPR).

Il provvedimento del questore che ordina l’allontanamento  deve contenere un’autonoma motivazione, non potendo richiamare il provvedimento del prefetto in quanto, mentre questo si riferisce ai presupposti dell’espulsione, quello del questore si riferisce alle sue modalità. In relazione a tali modalità la norma stabilisce che l’espulsione deve essere eseguita in primo luogo con accompagnamento alla frontiera; se ciò non è possibile, perché lo straniero non è identificato o non ha documenti di viaggio o non vi è disponibilità del vettore, deve essere trattenuto presso un centro di accoglienza; qualora non vi sia disponibilità di posti, come ultima possibilità è previsto l’ordine di allontanamento. Ne consegue che il questore deve dare conto del perché non sia stato possibile seguire l’intero iter previsto dalla legge e lo deve fare con una motivazione che dia conto dei motivi che gli hanno impedito di eseguirla con altre modalità, anche se lo può fare in modo sintetico e senza dover specificare i dettagli tecnici che devono restare riservati anche per ragioni di sicurezza.

In altri termini, non è necessario che tale ordine espliciti le specifiche dettagliate ragioni della scelta, allorché questa risulti determinata dalla impossibilità dell’accoglienza presso il centro di permanenza temporanea più vicino (cfr. per tutte Cass. 23.11.2003 n. 40299; Cass. 12.2.2004 n. 5822). È pacifico che il provvedimento del questore debba essere motivato, poiché tutti gli atti amministrativi devono essere motivati, a norma del L. n. 241 del 1990, art. 3, comma 1, in assenza di specifiche disposizioni derogatorie (Sez. 1, n. 24816 del 19/05/2005, Romani), così come è altrettanto pacifico che il giudice penale può e deve verificare la legittimità dell’atto amministrativo presupposto del reato sia sotto il profilo formale che sotto quello sostanziale, onde escluderne, eventualmente, la applicabilità nel caso in concreto (v. per tutte Cass. Sez. 1, 9.12.1999, Cozzolino); tuttavia ciò comporta che il questore è tenuto ad indicare i presupposti delle modalità dell’esercizio del suo potere con riguardo alle situazioni che possono verificarsi (impossibilità di eseguire immediatamente la espulsione e di trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporanea), ma non anche che debba scendere nella dettagliata indicazione delle circostanze per cui, ad esempio, i posti nel centro di permanenza temporanea sono già occupati. La legge richiede la motivazione del provvedimento, che non significa però la esplicitazione di dettagli tecnici che devono, in ipotesi, restare riservati anche per ragioni di sicurezza.

[Difro] Cass. 16272/2018 su espulsione e sanatoria pendente

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180620/snciv@s61@a2018@n16272@tO.clean.pdf

Il D.Lgs. n. 109 del 2012, art. 5, di attuazione della direttiva 2009/52/CE, nel prevedere un procedimento di emersione della occupazione irregolare di lavoratori stranieri presenti nel territorio nazionale in modo ininterrotto dalla data del 31 dicembre 2011, sancisce al comma 11 che, nelle more della definizione del procedimento, lo straniero non può essere espulso, tranne che nei casi previsti al comma 13 (Cass. n. 5254/2013, n. 13570/2015, n. 16501/2015, n. 21083/2017).
A fronte delle precise deduzioni del ricorrente, il giudice di pace non può esimersi dal verificare, anche ex art. 213 c.p.c., la pendenza, alla data del provvedimento espulsivo, dell’istanza di emersione e la conseguente applicazione del divieto di espulsione previsto nel D.Lgs. n. 109 del 2012, art. 5, comma 11.