Cass. 6136/2019 sull’omessa applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione nel patteggiamento

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La sentenza di applicazione della pena che abbia omesso di disporre l’espulsione dal territorio dello Stato dello straniero per uno dei reati indicati nell’art. 86 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 non può essere impugnata dal p.m. con ricorso per cassazione, ostandovi la previsione dell’art. 448, comma 2-bis cod. proc. pen., introdotta dall’arti, comma 50, della legge 23 giugno 2017, n. 103, che individua ipotesi tassative per la proponibilità di detta impugnazione, tra le quali l’effettiva adozione di una misura di sicurezza illegale, non potendosi equiparare, ai fini della proponibilità della impugnazione, la illegalità della misura di sicurezza alla violazione dell’obbligo di statuire riguardo ad essa, tale omissione legittimando il pubblico ministero ad adire il magistrato di sorveglianza ai sensi degli artt. 679, comma 1, cod. proc. pen. e 205, comma 2, n. 1) cod. pen.

Cass. 3343/2019 sulla traduzione del decreto di espulsione

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http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20190205/snciv@s10@a2019@n03343@tS.clean.pdf
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La corte conferma il proprio orientamento e ribadisce che, in tema di espulsione amministrativa dello straniero, la mancata traduzione del decreto nella lingua propria del destinatario determina la violazione dell’art. 13, comma 7, del d.lgs. n. 286 del 1998, con conseguente nullità non sanabile del provvedimento, anche in presenza dell’attestazione di indisponibilità del traduttore, qualora la stessa non sia sufficientemente motivata; tale nullità, può essere fatta valere soltanto mediante il ricorso in opposizione, in quanto si verte in materia d’invalidità e non d’inesistenza dell’atto amministrativo, e non può dirsi esclusa per raggiungimento dello scopo, non applicandosi al requisito di validità del decreto espulsivo il principio di sanatoria, proprio del diritto processuale civile.

Cass. 3356/2019 sulla competenza del giudice onorario in materia di immigrazione e sull’immutabilità del giudice

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La corte di cassazione afferma che non è nullo, ma solo irregolare, il provvedimento emesso dal giudice onorario, appartenente all’ufficio giudiziario, pur in materia che sia sottratta alla sua potestà decisoria secondo la ripartizione tabellare.

La corte afferma inoltre che la violazione del principio di immutabilità del giudice sussiste solo quando muta la composizione dell’organo giudicante rispetto a quello che ha assistito all’udienza di discussione. Non sussiste tale violazione quando il giudice (nella specie, onorario) abbia svolto attività istruttoria e abbia poi rimesso gli atti all’organo giudicante collegiale che, all’esito di udienza camerale, decida il ricorso, perché non vi è scissione tra l’udienza di discussione e la fase deliberativa, che si sono svolte dinanzi allo stesso giudice (il collegio).

Cass. 3035/2019 su trattenimento del richiedente asilo e rischio di fuga e diretta applicabilità del regolamento Dublino

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La corte di cassazione afferma che sussiste il rischio di fuga del richiedente asilo, che ne legittima il trattenimento ai sensi dell’art. 6, comma 2, lett. d), del D. Lgs. 142/2015, nel caso in cui il soggetto abbia presentato una domanda di protezione internazionale in Italia, si sia sottratto immotivatamente alla misura di accoglienza senza attendere l’esito della domanda di protezione, con conseguente revoca della misura di accoglienza, e avesse in precedenza presentato domanda di protezione in Romania, senza attenderne l’esito, e si fosse spostato in Ungheria, poi in Austria, quindi in Italia.
Secondo la corte, tale comportamento giustifica l’esigenza di effettuare accertamenti supplementari in ordine alla sua identità, di cui all’art. 14 d.lgs. n. 286 del 1998, e quindi il trattenimento.

La corte inoltre esclude la diretta applicabilità dell’art. 28 del Regolamento (UE) 604/2013 (c.d. Dublino III) che consente il trattenimento solo quando sussista un rischio notevole di fuga e al fine di assicurare le procedure di trasferimento, sulla base di una valutazione caso per caso e solo se il trattenimento è proporzionale e se non possano essere applicate efficacemente altre misure alternative meno coercitive. La corte osserva che il Regolamento è applicabile «alle sole concrete vicende, in cui la controversia aveva ad oggetto la procedura di determinazione dello Stato europeo competente sulla domanda dello straniero richiedente protezione internazionale e sul conseguente, eventuale, provvedimento di trasferimento emesso dalla p.a.».

Cass. 3032/2019 su decreto di espulsione, notifica, mancanza di documenti, divieto di espulsione

 

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È valido il decreto di espulsione redatto in due originali e notificato mediante consegna di un originale al destinatario.
La mancanza di documenti identificativi, che impedisce adozione delle misure alternative al trattenimento e la concessione di un termine per la partenza volontaria, non costituisce ostacolo all’emissione del decreto di espulsione.
Il rischio di essere sottoposto a persecuzione o trattamenti inumani o degradanti in caso di rimpatrio, cui consegue il divieto di espulsione ex art. 19, comma 2, D. Lgs. 286/1998, deve essere accertato con riferimento a elementi reali e concreti.

Cass. 2498/2019 su espulsione in pendenza di domanda di protezione internazionale e legittimazione passiva

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Sussiste il diritto a restare sul territorio e il conseguente divieto di espulsione del richiedente asilo anche nel giudizio di appello (poiché l’art. 19 del D. Lgs. 150/11, ora abrogato, prevedeva la sospensione ex lege senza alcuna previsione del termine di cessazione e quindi sino al passaggio in giudicato, diversamente dalla disciplina attualmente in vigore che prevede la sospensione automatica per il solo grado di giudizio dinanzi al tribunale.

La legittimazione passiva nelle controversie relative a decreto di espulsione spetta solo al prefetto che ha emesso il provvedimento e non al ministero dell’interno.

Cass. 1665/2019 su espulsione e legami familiari

 

L’art. 13, comma 2-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, il quale impone di tener conto, nei confronti dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare, della natura e dell’effettività dei vincoli familiari, della durata del soggiorno, nonché dell’esistenza di legami con il paese d’origine, si applica, con valutazione da effettuarsi caso per caso, anche al cittadino straniero che abbia legami familiari nel nostro Paese, ancorché lo stesso non si trovi nella posizione di richiedente formalmente il ricongiungimento familiare (cfr. Cass., Sez. I, 22/07/2015, n. 15362; v. anche Cass., Sez. VI, 27/07/2017, n. 18689; 3/09/2014, n. 18608).
Anche in mancanza di prova della avvenuta presentazione di una formale istanza di ricongiungimento familiare, il giudice deve ugualmente procedere all’accertamento della ragionevolezza e proporzionalità del provvedimento di espulsione, mediante la valutazione in concreto di tutti gli elementi eventualmente forniti a sostegno dell’asserita instaurazione del vincolo familiare e della portata ed effettività degli obblighi dallo stesso derivanti, in relazione alla situazione del ricorrente e del coniuge.

Cass. 1720/2019 sulla necessaria presenza del difensore di fiducia nell’udienza di convalida del trattenimento

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È illegittimo il decreto del giudice di pace che convalidi il trattenimento dello straniero in assenza del difensore di fiducia tempestivamente nominato.
L’illegittimità del decreto di convalida del trattenimento travolge anche la proroga dello stesso.
La presenza dell’interessato e del suo difensore di fiducia all’udienza di convalida è essenziale al fine di consentire il pieno esercizio di difesa e il contraddittorio circa il provvedimento soggetto alla convalida in sede giudiziaria in considerazione della sua incidenza sul diritto alla libertà personale cosicché qualora tale presenza non sia garantita deve ritenersi necessariamente la nullità insanabile del provvedimento di convalida.

Cass. 1264/2019 sulla giurisdizione in tema di risarcimento del danno da illegittima espulsione

 

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La corte di cassazione, in un obiter dictum, afferma che l’azione per il risarcimento del danno causato dall’adozione di un illegittimo decreto di espulsione è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
La corte osserva che la pretesa risarcitoria può essere esercitata, ai sensi dell’art. 30 CPA, dinanzi al giudice amministrativo competente anche per l’impugnazione del provvedimento.
La corte sembra far riferimento al quadro normativo esistente al tempo dell’espulsione, disposta nel 1992.