Cass. 7841/2019 su trattenimento dello straniero cui sia stata revocata la protezione internazionale, termini e manifesta illegittimità della revoca della protezione internazionale in mancanza di avviso ex art. 7 L. 241/90

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Cass. 7841/2019 su trattenimento dello straniero cui sia stata revocata la protezione internazionale, termini e manifesta illegittimità della revoca della protezione internazionale in mancanza di avviso ex art. 7 L. 241/90

In caso di revoca della protezione internazionale e contestuale espulsione e trattenimento, la proposizione del ricorso avverso la revoca della protezione internazionale non determina la necessità di disporre, entro i termini di cui all’art. 14 comma 5 D. Lgs. 286/1998, il trattenimento ai sensi dell’art. 6 D. Lgs. 142/2015.

In materia di protezione internazionale il provvedimento amministrativo della Commissione territoriale deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento di cui all’art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241, atteso l’espresso richiamo ad esso operato dall’art. 18 del d.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25.
Il giudice investito della convalida del trattenimento deve verificare, oltre alla esistenza ed efficacia del provvedimento espulsivo, anche la manifesta illegittimità del medesimo, in quanto indefettibile presupposto della disposta privazione della libertà personale.
Tale principio si applica anche agli eventuali profili di manifesta illegittimità del provvedimento di revoca della protezione internazionale posta alla base del decreto di trattenimento.

Iscrizione anagrafica richiedente asilo – Trib. Firenze 18/3/2019

Il tribunale di Firenze (est. Carvisiglia) ordina, con provvedimento d’urgenza emesso ai sensi dell’art. 700 cpc, l’immediata iscrizione di un richiedente asilo nel registro anagrafico della popolazione residente.

L’art. 4, comma 1-bis, del D. Lgs. 142/2015, introdotto dal D.L. 113/2018 conv. in L. 132/2018, non prevede in modo espresso alcun divieto di iscrizione anagrafica per il richiedente asilo, né pone tale divieto in forma implicita. Un siffatto divieto si porrebbe in evidente contrasto con i principi generali in materia di immigrazione che trattano di iscrizioni anagrafiche e che non sono stati modificati dal c.d. decreto sicurezza.
L’iscrizione anagrafica è un atto meramente ricognitivo nel quale l’autorità amministrativa che vi provvede non ha alcuna sfera di discrezionalità, ma solo compiti di mero accertamento.
A fronte di tale attività vincolata la posizione di chi manifesta all’ufficiale d’anagrafe l’intenzione di fissare la propria residenza nel territorio di un determinato comune è da qualificare in termini di diritto soggettivo (Cass. S. U., Sentenza n. 449 del 19/06/2000).
Oltre che un diritto soggettivo, l’iscrizione anagrafica costituisce un dovere, ai sensi dell’art. 2 della legge 1228/1954.
Ai sensi del DPR 223/1989 l’iscrizione anagrafica non avviene in base a “titoli”, ma a “dichiarazioni degli interessati” (art. 13, Dichiarazioni anagrafiche), “accertamenti d’ufficio” (Art. 15, Accertamenti di ufficio in caso di omessa dichiarazione delle parti; Art. 18-bis, Accertamenti sulle dichiarazioni rese e ripristino delle posizioni anagrafiche precedenti; Art. 19, Accertamenti richiesti dall’ufficiale di anagrafe) e “comunicazioni degli uffici di stato civile”.
In generale, l’iscrizione anagrafica registra la volontà delle persone che, avendo una dimora, hanno fissato in un determinato comune la residenza oppure, non avendo una dimora, hanno stabilito nello stesso comune il proprio domicilio.

Il tribunale conclude quindi:
1) il titolare di un permesso come richiedente asilo ha diritto all’immediata iscrizione anagrafica come senza fissa dimora, dato che il D.lgs 142/2015, così come modificato dal decreto legge 113/2018, gli attribuisce il domicilio presso il centro;
2) trascorsi tre mesi al centro, in virtù della seconda parte dello stesso comma 6 dell’art. 7 T.U.I. (“In ogni caso la dimora dello straniero si considera abitualmente anche in caso di documentata ospitalità da più di tre mesi presso un centro di accoglienza”), il richiedente asilo ha diritto all’iscrizione come “dimorante” presso il centro.

Il tribunale ritiene che l’art. 4, comma 1-bis, del D. Lgs. 142/2015 abbia solo l’effetto di eliminare la procedura semplificata introdotta nel 2017 che prevedeva l’istituto della convivenza anagrafica, svincolando l’iscrizione dai controlli previsti per gli altri stranieri regolarmente residenti e per i cittadini italiani.

Cass. 6893/2019 (ordinanza interlocutoria) su omessa fissazione di udienza nel ricorso per la protezione internazionale e concreta lesione dei diritti di difesa

 

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Cass. 6893/2019 (ordinanza interlocutoria) su omessa fissazione di udienza nel ricorso per la protezione internazionale e concreta lesione dei diritti di difesa
È ammissibile il ricorso per cassazione col quale si denunci l’omessa fissazione dell’udienza nel procedimento di riconoscimento della protezione internazionale, ma non si formuli anche una precisa censura alla statuizione finale di merito?
La corte di cassazione rimette alla pubblica udienza la trattazione del ricorso.

 

TAR Toscana 1481/2018 questione pregiudiziale europea su revoca accoglienza per generiche violazioni di legge

 

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TAR Firenze 1481/2018

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:62018CN0726&from=EN
CGUE C-726/18

Il TAR della Toscana ha sollevato due questioni pregiudiziali alla corte di giustizia dell’unione europea in relazione alla revoca delle misure di trattenimento in caso di generiche violazioni di legge.
Le due questioni, in via di graduazione, sono:
1)
Se l’articolo 20, par. 4, della Direttiva (1) osta ad un’interpretazione dell’art. 23, d.lgs. 142/2015 nel senso che anche comportamenti violativi di norme generali dell’ordinamento, non specificamente riprodotte nei regolamenti dei centri di accoglienza, possono integrare grave violazione di questi ultimi laddove siano in grado di incidere sull’ordinata convivenza nelle strutture di accoglienza
In caso di risposta affermativa occorre risolvere un’ulteriore questione, che con la presente ordinanza viene posta alla Corte:
2)
se l’articolo 20, par. 4, della Direttiva osta ad un’interpretazione dell’art. 23, d.lgs. 142/2015 nel senso che possono essere considerati, ai fini della revoca dell’ammissione alle misure di accoglienza, anche comportamenti posti in essere dal richiedente protezione internazionale che non costituiscono illecito penalmente punibile ai sensi dell’ordinamento dello Stato membro, laddove essi siano comunque in grado di incidere negativamente sull’ordinata convivenza nelle strutture in cui gli stessi sono inseriti.

Cass. 6064/2019 sulla motivazione della proroga del trattenimento

In virtù del rango costituzionale e della natura inviolabile del diritto inciso, la cui conformazione e concreta limitazione è garantita dalla riserva assoluta di legge prevista dall’art. 13 Cost., l’autorità amministrativa è priva di qualsiasi potere discrezionale e negli stessi limiti opera anche il controllo giurisdizionale non potendo essere autorizzate proroghe non rigidamente ancorate a limiti temporali e condizioni legislativamente imposte, con l’ulteriore corollario che la motivazione del provvedimento giudiziale di convalida della proroga del trattenimento deve accertare la specificità dei motivi addotti a sostegno della richiesta, nonché la loro congruenza rispetto alla finalità di rendere possibile il rimpatrio.

La corte ha quindi annullato il provvedimento di proroga, redatto su modulo prestampato, che non recava alcuna specifica motivazione in ordine alla sussistenza delle condizioni di cui all’art. 14 co. 5 d. Igs. 286/1998, avuto riguardo in particolare alla mancata valutazione della idoneità ai fini della identificazione della documentazione prodotta dalla stessa questura.

 

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Cass. 6067/2019 su trattenimento del richiedente asilo, annullamento del precedente titolo di trattenimento, rischio di fuga

La corte afferma che è legittimo il trattenimento del richiedente asilo (già trattenuto in esecuzione di un decreto di espulsione) disposto ai sensi dell’art. 6, commi 2 e 3, del D. Lgs. 142/2015, anche se dopo la convalida di tale trattenimento sia intervenuto l’annullamento del decreto di espulsione presupposto dell’originario trattenimento.

La corte afferma inoltre che rileva quale indice del rischio di fuga del richiedente asilo la violazione del divieto di reingresso imposto con un precedente decreto di espulsione.

 

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Cass. 6066/2019 su proroga del trattenimento, partecipazione del trattenuto, prova della convivenza con cittadino italiano, motivazione sulle esigenze di trattenimento

La corte ribadisce che al procedimento giurisdizionale di proroga del trattenimento si applicano le stesse garanzie del contraddittorio, consistenti nella partecipazione necessaria del difensore e nell’audizione dell’interessato, che sono previste dall’art. 14 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, interpretato in modo costituzionalmente orientato, per il procedimento di convalida della prima frazione temporale del trattenimento, senza che sia necessaria una richiesta dell’interessato di essere sentito.

La corte inoltre afferma che la convivenza dello straniero con parenti entro il quarto grado o con il coniuge di nazionalità italiana (in presenza della quale l’art. 19, comma secondo, lettera c), del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, non consente l’espulsione amministrativa) è soggetta al regime probatorio ordinario, sicché lo straniero può fornirne la dimostrazione anche con prova orale, non avendo alcun rilievo e alcuna incidenza, in proposito, l’obbligo della comunicazione scritta, alla autorità di P.S., di alloggio, ospitalità o lavoro, che l’art. 7 dello stesso testo unico pone a carico del soggetto “ospitante”, e la cui inosservanza è colpita da sanzione amministrativa.

La corte infine afferma la nullità del provvedimento di proroga del trattenimento in cui il giudice di pace non abbia specificato quali fossero gli indici concreti dai quali ha desunto la sussistenza di elementi concreti che consentano di ritenere probabile l’identificazione dello straniero tali da far ritenere necessario il trattenimento dello straniero presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri, limitandosi ad accogliere la richiesta avanzata dalla Questura.

 

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Cass. 3345/2019 sull’avviso dell’udienza di convalida del trattenimento al difensore di fiducia

(Ordinanza non ancora disponibile sul sito della corte di cassazione)

È nullo il decreto di convalida del trattenimento adottato all’esito dell’udienza svolta con la presenza di un difensore di ufficio ma senza la presenza del difensore di fiducia, avvisato solo 90 minuti prima dell’udienza nonostante la nomina avvenuta il giorno prima.

In tema di procedimento di convalida del trattenimento dello straniero nel centro di identificazione ed espulsione, ai sensi dell’art. 14 del d.lgs n. 25 del 2008, le garanzie del contraddittorio, consistenti nella partecipazione necessaria del difensore e nell’audizione dell’interessato, trovano applicazione senza che sia necessaria la richiesta dell’interessato di essere sentito (Cass. civ. sez. VI-1 n. 26803 del 13 novembre 2017).
La mancata partecipazione del difensore di fiducia nel procedimento di convalida della misura di trattenimento presso un centro di permanenza temporanea adottata dal Questore, a causa del mancato avviso al difensore nominato della data fissata per la relativa udienza, non può essere sanata da alcun altro atto equivalente, quale la presenza in udienza del difensore designato dal giudice di pace, atteso che, ai sensi del citato art.14, comma 4, si applicano all’udienza di convalida del provvedimento di trattenimento le disposizioni di cui al sesto e settimo periodo del comma 8 del precedente art. 13, dove viene esplicitamente affermato che solo qualora lo straniero sia sprovvisto di un difensore sarà assistito da uno nominato d’ufficio (Cass. civ. sez. I n. 16212 del 17 luglio 2006). A tal fine, la richiesta di convalida e gli atti che la corredano devono pervenire all’ufficio del giudice di pace in tempo utile, perché, previa convocazione dell’interessato e del difensore, possa tenersi l’udienza camerale ed essere assunto il decreto motivato, entro quarantotto ore dalla ricezione della richiesta, ai sensi del quarto comma dell’art. 14, cit., ma prima della scadenza del termine assegnato a suo tempo con la convalida (Cass. civ. sez. I, n. 13767 dell’8 giugno 2010, Cass. civ. sez. VI-1 n. 13117 del 15 giugno 2011, n. 15279 del 21 luglio 2015, n. 12709 del 20 giugno 2016; Cass. 16625/2016 e n. 2997 del 7 febbraio 2018).
La effettiva nomina di un difensore di fiducia prima dell’udienza di convalida del provvedimento di trattenimento rende necessaria la partecipazione del difensore che deve essere consentita mediante una puntuale specificazione e comunicazione del luogo e del tempo in cui si svolgerà l’udienza di convalida (Cass.18769/2018).

Cass. 5358/2019 su esclusione della protezione internazionale per grave reato, protezione umanitaria per condizioni carcerarie

Il diritto al riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria non può essere concesso, rispettivamente ai sensi degli artt. 10, comma 2, lett. b), e 16, comma 1, lett. b), del d.lgs. n. 251 del 2007, come modificati dall’art. 1, comma 1, lett. h) e I), n. 1, del d.lgs. n. 18 del 2014, a chi abbia commesso un reato grave al di fuori dal territorio nazionale, anche se con un dichiarato obiettivo politico, così come, per identità di ratio, non può essere riconosciuta la protezione per motivi umanitari. Tale causa ostativa, in quanto condizione dell’azione, deve essere accertata alla data della decisione e, involgendo la mancanza dell’elemento costitutivo previsto dalla suddetta legge, può essere rilevata d’ufficio dal giudice, anche in appello.

La predetta esclusione richiede l’accertamento dell’avvenuta commissione di reati fuori del territorio italiano, da qualificarsi gravi alla luce del parametro della pena edittale prevista dalla legge italiana per quel reato.

A fronte dell’accertata commissione del reato grave non sussiste una facoltà di apprezzamento discrezionale circa la concessione della protezione internazionale. Certamente il giudice del merito non può sottrarsi alla delibazione della fondatezza dell’addebito criminoso, ma non è certamente necessaria la sussistenza di una condanna passata in giudicato. La norma, infatti, si riferisce alla sussistenza di fondati motivi per ritenere che lo straniero abbia commesso il grave reato.

La preclusione della protezione internazionale sancita dagli artt. 10, comma 2, lett. b), e 16, comma 1, lett. b), del d.lgs. n. 251 del 2007, a chi abbia commesso un reato grave al di fuori dal territorio nazionale, opera in linea di principio, per identità di ratio, anche per la protezione per motivi umanitari.
Ciò non significa peraltro che il rischio di sottoposizione alla pena di morte nel Paese di provenienza, o anche solo il rischio di subire torture o trattamenti inumani o degradanti nelle carceri del proprio Paese, possa essere ignorato dal Giudice.

Alla luce dei principi costituzionali (art. 27 Cost. e art. 3 CEDU), attuati con l’art. 19 comma 1.1 del d.lgs. 286/1998 (ma validi e applicabili anche in assenza di tale norma), in nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento o l’estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura, tenendo anche conto all’uopo dell’esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani. Ciò che assume rilievo a tal fine non è la mera commissione del grave reato in Patria ma il rischio concreto della sottoposizione per effetto dell’incarcerazione conseguente all’accertamento del reato a trattamenti inumani, degradanti o alla tortura.

La situazione meritevole della protezione residuale ben può essere ritenuta ricorrere con riferimento al rischio di subire una condanna a morte o un’incarcerazione, anche a vita, in condizioni inumane e degradanti, o trattamenti di tortura.

 

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Cass. 5599/2019 sull’avviso all’interessato e la sua presenza nell’udienza di proroga del trattenimento

 
È nullo il decreto di proroga del trattenimento adottato all’esito dell’udienza svolta senza la presenza dell’interessato e al quale non sia stato dato avviso dell’udienza.
Al procedimento giurisdizionale di decisione sulla proroga del trattenimento dello straniero nel centro di identificazione ed espulsione ai sensi degli artt. 21, comma 2, e 28, comma 2, del d.lgs. n. 25 del 2008, si applicano le stesse garanzie del contraddittorio, consistenti nella partecipazione necessaria del difensore e nell’audizione dell’interessato, previste dall’art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998 cui rinvia l’art. 21 cit. per il procedimento di convalida della prima frazione temporale del trattenimento, senza che sia necessaria una richiesta dell’interessato di essere sentito (ex multis: Cass. 20/06/2016 n. 12709).

Il provvedimento giurisdizionale di proroga del trattenimento del cittadino straniero presso un centro d’identificazione ed espulsione, previsto dall’art. 14, quinto comma, del d.lgs. n. 286 del 1998, può  essere assunto soltanto all’esito di un procedimento di natura camerale caratterizzato dall’audizione dell’interessato e dalla partecipazione necessaria del difensore. A tal fine, la richiesta di proroga e gli atti che la corredano devono pervenire all’ufficio del giudice di pace in tempo utile perché, previa convocazione dell’interessato e del difensore, possa tenersi l’udienza camerale ed essere assunto il decreto motivato (Cass. 08/06/2010, n. 13767).

 

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