[Difro] 9357/2018 sulla sospensione in appello del rigetto della protezione internazionale

  • http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180416/snciv@s61@a2018@n09357@tO.clean.pdf

    La corte di cassazione ribadisce il principio già espresso con l’ordinanza n. 18737/2017: la sospensione del provvedimento di rigetto della commissione territoriale, quando sia prevista dalla legge (cioè al di fuori delle ipotesi eccezionali indicate dall’art. 19, comma 4, del D. Lgs. 150/2011) permane per l’intero giudizio, quindi anche nel grado di appello e di cassazione.

    Se ne ricava, a contrario, che quando la sospensione sia stata disposta dal tribunale ai sensi dell’art. 19, comma 5, D. Lgs. 150/2011, i suoi effetti cessano con la pronuncia dell’ordinanza del tribunale.

[Difro] Cass. 9390/2018 sull’espulsione per ingresso irregolare

  • http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180416/snciv@s61@a2018@n09390@tO.clean.pdf

    La corte di cassazione ribadisce che il decreto di espulsione emesso ai sensi dell’art. 13, comma 2, lett. a) del D. Lgs. 286/1998 (ingresso irregolare) è illegittimo qualora risulti che il cittadino straniero provenga da paese per il quale non è richiesto il visto e abbia fatto ingresso regolare come risultante dal timbro di ingresso apposto sul passaporto; la corte ribadisce inoltre che l’espulsione non può essere confermata dal giudice sulla base dell’accertata sussistenza di una diversa ragione di espulsione non contestata dal prefetto.

[Difro] Cass. 9427/2018 sulla valutazione della domanda di protezione internazionale

  • http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180417/snciv@s61@a2018@n09427@tO.clean.pdf

    Il riconoscimento delle misure di protezione internazionale e umanitaria non può essere negato per la ragione che la richiedente, peraltro molti anni prima, ha lasciato il proprio Paese per cercare in Italia migliori condizioni di vita; il giudice deve, a fronte delle allegazioni di parte, esaminare la domanda «alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine» (art. 8, comma 3, d.lgs. 25/2008), anche facendo uso, ove occorra, dei propri poteri istruttori o fficiosi (art. 27, comma 1 bis, d.lgs. 25 cit.).
    Ai sensi dell’art. 4, d.lgs. 251/2007., il bisogno di protezione internazionale, infatti, può sorgere anche in un momento successivo rispetto alla partenza del richiedente dal proprio Paese, tanto per ragioni oggettive («avvenimenti») quanto per ragioni soggettive («attività svolte dal richiedente»). La normativa in esame, pertanto, impedisce che la sussistenza di un «rischio effettivo di subire un danno grave» (presupposto della protezione sussidiaria ex art. 2, lett. g), d.lgs. 251/2007) venga accertata esclusivamente alla stregua della situazione oggettiva e della condizione personale del richiedente come cristallizzate al momento della sua partenza.

[Lawclinic] Cass. 9166/2018 su natura e impugnabilità dell’ordinanza cautelare sul diniego della protezione internazionale

[Lawclinic] Cass. 9169/2018 su protezione umanitaria e violenza indiscriminata nel paese di transito

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    La circostanza che il richiedente asilo abbia attraversato un paese interessato da violenza indiscriminata derivante da conflitti armati non integra di per sé gli estremi dei seri motivi di carattere umanitario di cui all’art. 5, comma 6, t.u. imm., i quali devono invece trovare radice in gravi violazioni dei diritti umani, cui il richiedente sarebbe esposto nell’ipotesi alternativa all’accoglimento della domanda di protezione, costituita dal rimpatrio, ossia dal rientro nel paese di origine.

    La nullità del provvedimento amministrativo, per vizi di composizione dell’organo e per omessa traduzione del provvedimento in lingua nota all’interessato, non esonerano il giudice adito con il ricorso avverso tale provvedimento dall’obbligo di esaminare il merito della domanda, atteso che l’oggetto della controversia non è il provvedimento negativo, ma il diritto soggettivo alla protezione internazionale invocata.

    L’interpretazione delle dichiarazioni del richiedente asilo è questione di merito che non può essere sollevata in sede di legittimità.

    Il diritto di asilo è interamente attuato e regolato attraverso la disciplina dei tre istituti dello status di rifugiato, dalla protezione sussidiaria e del diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, cosicché non v’è più alcun margine di residuale diretta applicazione del disposto di cui all’art. 10, comma terzo, Cost

[Difro] Cass. S.U. 8044/2018 sulla giurisdizione in materia di individuazione del paese competente all’esame della domanda di asilo

[Difro] Cass. 7874/2018 su espulsione, legittimazione passiva, attestazione di conformità e motivi di ricorso per cassazione

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    La violazione di norme processuali – comprese quelle che disciplinano, in relazione ai singoli procedimenti, la legittimazione processuale attiva e passiva delle parti ed i loro poteri e facoltà nel processo – può costituire motivo idoneo di ricorso per cassazione solo se dedotta ai sensi dell’art. 360, n. 4, c.p.c., e solo quando abbia influito in modo determinante sul contenuto della decisione di merito, ovvero allorché quest’ultima – in assenza di tale vizio – non sarebbe stata resa nel senso in cui lo è stata. (Nella fattispecie, la corte ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso con cui si denunciava, esclusivamente sotto il profilo della violazione di legge, la decisione assunta dal giudice di pace investito dell’opposizione a decreto di espulsione, lamentando che nel giudizio di merito si fosse costituita la questura anziché la prefettura, unica legittimata ad agire; la corte ha osservato che la ricorrente non ha dedotto che la violazione delle norme processuali abbia determinato un vulnus del proprio diritto di difesa o che, in mancanza, la decisione assunta sarebbe stata diversa, così da rendere la violazione processuale causa di nullità del procedimento o della sentenza ex art. 360, n. 4, c.p.c.)

    Qualora la ricorrente abbia censurato la mancanza di attestazione di conformità all’originale del decreto di espulsione consegnatole, e il giudice di pace abbia affermato che il decreto fosse stato consegnato alla straniera in originale o eventualmente in copia conforme all’unico originale, tale statuizione può essere contestata in cassazione deducendo, con autosufficiente deduzione ed eventuale allegazione del provvedimento al ricorso, la violazione delle norme in materia di provvedimenti espulsivi o il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c., mentre non è sufficiente la mera denuncia di violazione della disposizione sul procedimento di autenticazione degli atti (art. 18 D.P.R. 445/2000).

[Difro] Cass. 7813/2018 sulla competenza territoriale nel ricorso per la protezione internazionale del richiedente in accoglienza o trattenimento

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    In tema di competenza dell’organo giurisdizionale che la legge individui per relationem con riferimento al giudice del capoluogo di distretto di Corte d’appello, è irrilevante che la stessa Corte si presenti come articolata in sezioni distaccate atteso che queste ultime hanno una localizzazione (la sede) diversa che non si pone sullo stesso piano del capoluogo della Corte, sicché – ove esso sia espressamente richiamato dalla legge come criterio di individuazione dell’organo competente – il capoluogo (e non la sede della sezione) costituisce il solo criterio di individuazione dell’organo giurisdizionale competente (nella specie: il tribunale sedente nel capoluogo di distretto di corte d’appello).

    In tema di individuazione del tribunale competente a conoscere delle cause promosse ai sensi dell’art. 35 D. Lgs. n. 25 del 2008, in materia di provvedimenti afferenti alla protezione internazionale dei
    richiedenti asilo, l’art. 19, comma 2, del D. Lgs. n. 25 del 2008, applicabile ratione temporis, nel radicare la competenza presso «il tribunale, in composizione monocratica,» sedente «nel capoluogo del distretto di corte di appello» ove ha sede «la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale che ha pronunciato il provvedimento impugnato» ovvero, come nel caso di specie, «il centro ove il ricorrente è accolto o trattenuto», comporta che sia competente a conoscere di tali vertenze non già la sede della sezione distaccata nella Corte d’appello ove si trovi il centro di accoglienza o trattenimento dello straniero ma il giudice sedente nel capoluogo del distretto della medesima Corte d’appello.

[Difro] Cass. 11889/2018 sulla natura delle fattispecie di cui all’art. 12, comma 3, TUI

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    La corte di cassazione rimette alle sezioni unite il seguente quesito:
    Se in tema di disciplina dell’immigrazione, le fattispecie disciplinate dall’art. 12, comma terzo, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 costituiscano circostanze aggravanti del delitto di cui all’art. 12, comma primo, del medesimo D.Lgs. ovvero figure autonome di reato. In eventualità siffatta se il delitto di cui all’art. 12, comma 3, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 integri un reato di pericolo o “a consumazione anticipata”, che si perfeziona per il solo fatto di compiere atti diretti a procurare l’ingresso dello straniero nel territorio dello Stato, in violazione della disciplina di settore, non richiedendo l’effettivo ingresso illegale dell’immigrato in detto territorio.

    Nella fattispecie l’imputato era giudicato, in concorso con altri, per aver compiuto atti diretti a provocare l’ingresso illegale in territorio italiano di tre cittadini stranieri.
    Il tribunale aveva applicato l’art. 12, comma 3, lett. d), del D. Lgs. 286/98, ritenendo tale fattispecie una circostanza aggravante e non una fattispecie autonoma di reato.
    La corte di appello, diversamente opinando, aveva riqualificato il reato ascritto in quello di cui all’art. 12, comma 1, osservando che nessuno dei cittadini stranieri era in effetti entrato nel territorio italiano e che quindi non potesse applicarsi il terzo comma, ritenuto fattispecie autonoma di reato e non circostanza aggravante e pertanto applicabile solo ove l’ingresso si fosse concretamente verificato.
    Avverso la sentenza ricorreva per cassazione il procuratore generale sostenendo che l’orientamento della corte di appello era errato, poiché nella descrizione dei fatti tipici non vi è alcun riferimento all’«ingresso».
    La prima sezione penale della corte di cassazione ha rilevato un contrasto di giurisprudenza sul punto. Ha osservato che la giurisprudenza di legittimità riteneva che le disposizioni contenute nell’art. 12, comma 3, integrassero una circostanza aggravante nel vigore della disciplina anteriore al 2002, ma successivamente a tale novella ha ritenuto che costituissero fattispecie autonoma di reato.
    La corte quindi si interroga sulla natura (di circostanza aggravante del reato di cui al primo comma, o di autonomo titolo di reato) delle fattispecie di cui al terzo comma; inoltre si domanda se, qualora si affermi che costituiscano autonomo titolo di reato, esso rientri tra i fatti di pericolo o a così detta consumazione anticipata, in cui la soglia di punibilità è anticipata al mero compimento di atti diretti a procurare l’ingresso. Tutte le tre tesi sono state sostenute dalla giurisprudenza recente.