[Difro] Cass. 29276, 29277, 29278, 29279, 27280, 29281, 29282, 29283 del 2018 sulla necessaria fissazione dell’udienza nel procedimento per la protezione internazionale

 

La corte di cassazione conferma il proprio orientamento secondo il quale, dopo l’entrata in vigore del D.L. 13/2017 conv. in L. 46/2017, in assenza della videoregistrazione del colloquio, il tribunale deve fissare l’udienza nel procedimento per il riconoscimento della protezione internazionale.

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[Difro] Cass. 29506/2018 sulla forma dell’appello nelle controversie di protezione internazionale dopo la sentenza delle sezioni unite

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La corte recepisce l’orientamento delle sezioni unite secondo cui l’appello deve essere introdotto con ricorso e non con atto di citazione, ma accoglie comunque il ricorso proposto contro la sentenza che aveva dichiarato inammissibile l’appello introdotto con atto di citazione perché non era stato tenuto conto della difficoltà interpretativa.

[Difro] Cass. 28860/2018 su traduzione del decreto di espulsione, accertamento della minore età, domanda di protezione internazionale, potere di sospensione del giudice dell’espulsione

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Cass. 28860/2018 su traduzione del decreto di espulsione, accertamento della minore età, domanda di protezione internazionale, potere di sospensione del giudice dell’espulsione

La corte afferma la legittimità del decreto di espulsione tradotto nella lingua indicata dallo straniero, che si presume da questi conosciuta.
In caso di incertezza sull’età dello straniero, per l’accertamento dell’età è legittimo e doveroso il ricorso alla perizia medico-legale che non è surrogabile con altri metodi.
Poiché il giudice di pace è tenuto a controllare solo l’esistenza dei requisiti di legge che impongono l’adozione del decreto di espulsione, ai fini di tale verifica di legittimità del provvedimento non rileva l’eventuale domanda di protezione internazionale presentata dopo l’espulsione. (In senso contrario, Cass. 19819/2018)

La corte afferma infine che il giudice di pace non può adottare alcun provvedimento di sospensione ai sensi dell’art. 295 cpc poiché l’esistenza delle condizioni per un titolo di soggiorno non si pone in nesso di pregiudizialità con l’opposizione all’espulsione.

[Difro] Cass. 29349/2018 sulla ricusazione del giudice della proroga del trattenimento

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Cass. 29349/2018 sulla ricusazione del giudice della proroga del trattenimento

 

La pretesa incompatibilità del giudice di pace investito della richiesta di proroga del trattenimento dello straniero, di cui lo stesso magistrato abbia già convalidato l’iniziale trattenimento, deve essere denunciata con istanza di ricusazione ex art. 52 cpc

[Difro] Cass. 29207/2018 sulla presenza dello straniero trattenuto nell’udienza di proroga del trattenimento

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Cass. 29207/2018 sulla presenza dello straniero trattenuto nell’udienza di proroga del trattenimento
La corte ribadisce che al procedimento giurisdizionale riguardante la proroga del trattenimento dello straniero nel centro di identificazione ed espulsione (la corte cita le norme relative al trattenimento del richiedente asilo, inconferenti al caso di specie) si applicano le stesse garanzie del contraddittorio, consistenti nella partecipazione necessaria del difensore e nell’audizione dell’interessato, previste per il procedimento di convalida della prima frazione temporale del trattenimento, senza che sia necessaria una richiesta dell’interessato di essere sentito (Cass. n. 12709 e 25767 del 2016).

[Difro] Cass. 28990/2018 sull’onere istruttorio nei giudizi di protezione internazionale

Cass. 28990/2018 sull’onere istruttorio nei giudizi di protezione internazionale
http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20181112/snciv@s10@a2018@n28990@tS.clean.pdf

 
Nei giudizi aventi ad oggetto domande di protezione internazionale e di accertamento del diritto al permesso per motivi umanitari, assoggettati ratione temporis al rito sommario di cognizione ex art. 19 d.lgs n. 150 del 2011, possono essere prodotti documenti nuovi in appello se ritenuti indispensabili dal Collegio il quale non può omettere tale scrutinio in sede di verifica della loro ammissibilità.

Nei giudizi aventi ad oggetto domande di protezione internazionale e di accertamento del diritto al permesso per motivi umanitari la verifica delle condizioni socio politiche del paese di origine non può fondarsi su informazioni risalenti ma deve essere svolta, anche mediante integrazione istruttoria officiosa, all’attualità.

Il riconoscimento del diritto al permesso per ragioni umanitarie deve essere frutto di valutazione autonoma, non potendo conseguire automaticamente dal rigetto delle altre domande di protezione internazionale essendo necessario che l’accertamento da svolgersi sia fondato su uno scrutinio avente ad oggetto l’esistenza delle condizioni di vulnerabilità che ne integrano i requisiti.

La corte inoltre dà atto dell’ininfluenza sulla decisione del decreto legge n.113/2018.

[Difro] Cass. S.U. 28575/2018 sulla forma dell’appello nelle controversie in materia di protezione internazionale

 

La corte di cassazione a sezioni unite contraddice l’orientamento consolidato delle sezioni semplici e afferma che l’appello proposto ex art. 702 quater cpc contro la decisione del tribunale di rigetto della domanda di protezione internazionale deve essere introdotto con ricorso e non con atto di citazione.

Qui il testo della sentenza:

https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2018/11/2018_10_09_Cassazione_SSUU_28575_asilo_appello.pdf

 

 

[Difro] Cass. 27739/2018 sulla pericolosità sociale rilevante per il trattenimento del richiedente asilo

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20181031/snciv@s61@a2018@n27739@tO.clean.pdf

 
Cass. 27739/2018
La corte di cassazione afferma che la condanna a pena sospesa, che implica un giudizio prognostico favorevole basato sull’esclusione della pericolosità sociale, non può giustificare il trattenimento del richiedente asilo ai sensi dell’art. 6, comma 2, del D. Lgs. 142/2015.

[Difro] Cass. 28003/2018 sull’espulsione del richiedente asilo ricorrente

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20181031/snciv@s61@a2018@n28003@tO.clean.pdf

 

Cass. 28003/2018

In materia di immigrazione, la proposizione del ricorso del richiedente asilo avverso il provvedimento di diniego della protezione internazionale sospende l’efficacia esecutiva di tale provvedimento, con la conseguenza che, secondo l’interpretazione data dalla Corte di Giustizia all’art. 2, paragrafo 1, della Direttiva CEE, n. 115 del 2008, non scatta l’obbligo per il richiedente di lasciare il territorio nazionale, permanendo la situazione di inespellibilità fino all’esito della decisione sul ricorso” (Cass. 24415/2015) esteso nel sistema legislativo relativo alla protezione internazionale fino all’esito definitivo del giudizio sulla successiva pronuncia (Cass. 18737/2017).

[Difro] Cass. 27692/2018 sul trattenimento del richiedente asilo pericoloso per la sicurezza dello Stato

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20181030/snciv@s10@a2018@n27692@tS.clean.pdf

 

Cass. 27692/2018 sul trattenimento del richiedente asilo pericoloso per la sicurezza dello Stato

 
La corte di cassazione afferma:

La legittimazione passiva nel ricorso contro la convalida e la proroga del trattenimento del richiedente asilo spetta al ministero dell’interno, presso l’avvocatura generale dello Stato.
L’eventuale evocazione in giudizio dell’organo periferico dell’amministrazione, legato al ministero da un rapporto gerarchico e organico, costituirebbe vizio di mera nullità senz’altro sanabile con la rinnovazione della notificazione.

Permane l’interesse giuridicamente rilevante all’accertamento della legittimità od illegittimità del provvedimento di convalida del trattenimento nel C.I.E. o delle altre misure di esecuzione coattiva dell’espulsione (comprese le misure alternative al trattenimento), anche dopo la definitiva cessazione della sua efficacia, sia in relazione alla configurabilità del diritto al risarcimento del danno dovuto all’illegittima privazione della libertà sia in relazione all’interesse a eliminare un provvedimento che pur se inefficace abbia determinato una soluzione di continuità nel riconoscimento dell’esistenza delle condizioni di legittimo soggiorno in Italia.

Le misure alternative al trattenimento indicate nell’art. 14, comma 1bis, del d.lgs n. 286 del 1998, attengono alla fase dell’esecuzione coattiva dell’espulsione amministrativa e hanno, di conseguenza, la finalità di garantire, mediante la graduazione della limitazione della libertà personale prevista dalla norma, l’attuazione dell’ordine di allontanamento dal territorio italiano. La convalida di esse da parte dell’autorità giurisdizionale richiede il preventivo accertamento dell’esistenza di un provvedimento di espulsione dotato di efficacia esecutiva.

L’applicazione di misura provvisoria di sospensione dell’efficacia, per effetto di decisione della CEDU, del provvedimento di revoca della protezione sussidiaria determina la caducazione derivata di tutte le misure di esecuzione del provvedimento espulsivo, non soltanto di quelle caratterizzate dalla privazione integrale della libertà personale ma anche di quelle a contenuto restrittivo inferiore, in quanto anch’esse sono finalizzate esclusivamente all’allontanamento (e rimpatrio) coattivo del cittadino straniero e trovano giustificazione in un provvedimento presupposto (ordine di allontanamento, nel nostro ordinamento realizzato con il decreto di espulsione) efficace.

Esse, pertanto, non possono essere sostenute soltanto da una finalità di prevenzione e di pubblica sicurezza. Qualsiasi restrizione della libertà personale deve fondarsi sugli specifici requisiti legali che la giustificano, così come stabilito nell’art. 13 Cost. Non può essere convalidato in sede giurisdizionale un provvedimento limitativo della libertà personale fuori del paradigma legale dei requisiti specifici che ne giustificano l’adozione, in funzione di un’esigenza immanente di prevenzione e di sicurezza. Questa specifica finalità può essere realizzata mediante le misure di prevenzione, le quali, tuttavia, pur avendo un contenuto in parte analogo a quelle indicate nell’art. 14 comma ibis d.lgs n. 286 del 1998, possono essere disposte esclusivamente dal giudice penale all’esito di un procedimento in contraddittorio delle parti che accerti la sussistenza degli specifici requisiti contenuti nell’art.1 del d.lgs n. 159 del 2011.

La convalida di misure alternative al trattenimento in funzione preventiva e di tutela della pubblica sicurezza, costituisce un provvedimento radicalmente illegittimo, sia in ordine alle condizioni specificamente previste dalla legge, in assenza di un provvedimento espulsivo efficace, sia in relazione al più generale parametro dell’art. 13 Cost.