[Difro] Cass. 16275/2018 sui requisiti della protezione sussidiaria

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180620/snciv@s61@a2018@n16275@tO.clean.pdf

Ai fini della concessione della protezione sussidiaria (art. 14 d. lgs. 251/2007), non è necessario che il richiedente fornisca la prova di una persecuzione diretta, grave e personale, essendo quest’ultimo un requisito afferente alla forma maggiore di protezione internazionale costituita dallo status di rifugiato (artt. 7 ss., d. lgs. 251/2007). In relazione alle ipotesi descritte alle lettere a) e b) dell’art. 14 cit., l’esposizione dello straniero al rischio di morte o a trattamenti inumani e degradanti, pur dovendo rivestire un certo grado di individualizzazione, non deve avere i caratteri più rigorosi del “fumus persecutionis”; mentre, con riferimento all’ipotesi indicata nella lettera c) del medesimo articolo, la situazione di violenza indiscriminata e di conflitto armato nel paese di ritorno può giustificare la mancanza di un diretto coinvolgimento individuale nella situazione di pericolo (Cass. n. 6503/2014).

[Difro] Cass. 16420/2018 su sospensione feriale e regime intertemporale

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180621/snciv@s61@a2018@n16420@tO.clean.pdf

L’inapplicabilità del principio della sospensione dei termini feriali ai giudizi aventi ad oggetto il riconoscimento della protezione internazionale del cittadino straniero, introdotta con l’art. 35 bis, comma 14 del d.lgs n. 25 del 2008 non opera rispetto ai ricorsi avverso decisioni delle Commissioni territoriali emesse anteriormente alla data del 17/8/2017, essendo la vigenza della nuova disciplina legislativa processuale differita a tale data.

[Difro] CGUE 19/6/2018 su direttiva rimpatri e richiedenti asilo diniegati ricorrenti

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=203108&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=348952

La direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, nel combinato disposto con la direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1 dicembre 2005, recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, nonché alla luce del principio di non-refoulement e del diritto ad un ricorso effettivo, sanciti dall’articolo 18, dall’articolo 19, paragrafo 2, e dall’articolo 47 della Carta, dev’essere interpretata nel senso che non osta all’adozione di una decisione di rimpatrio ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva stessa, nei confronti di un cittadino di un paese terzo che abbia proposto domanda di protezione internazionale, direttamente a seguito del rigetto di tale domanda da parte dell’autorità competente ovvero cumulativamente con il rigetto stesso in un unico atto amministrativo e, pertanto, anteriormente alla decisione del ricorso giurisdizionale proposto avverso il rigetto medesimo, subordinatamente alla condizione, segnatamente, che lo Stato membro interessato garantisca la sospensione di tutti gli effetti giuridici della decisione di rimpatrio nelle more dell’esito del ricorso, che il richiedente possa beneficiare, durante tale periodo, dei diritti riconosciuti dalla direttiva 2003/9/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, recante norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, e che sia in grado di far valere qualsiasi mutamento delle circostanze verificatosi successivamente all’adozione della decisione di rimpatrio, che presenti rilevanza significativa per la valutazione della situazione dell’interessato con riguardo alla direttiva 2008/115 e, in particolare, all’articolo 5 della medesima, cosa che spetta al giudice del rinvio verificare.

[Difro] Trib. Milano rinvio pregiudiziale a CGUE

Il tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea,  sottopone alla corte di giustizia dell’unione europea la seguente questione:
Se il principio di leale collaborazione e i principi di equivalenza ed effettività della tutela giurisdizionale debbano essere interpretati nel senso che a) il diritto dell’unione impone che il mezzo di impugnazione, ove il diritto nazionale lo preveda per le procedure vertenti sul rigetto di una domanda di riconoscimento della protezione internazionale, abbia automaticamente effetto sospensivo; b) essi ostano a una procedura come quella italiana in cui all’autorità giudiziaria adita dal richiedente asilo, la cui domanda sia stata respinta dalla commissione e dal tribunale, è consentito rigettare l’istanza di sospensione della decisione negativa, considerando esclusivamente la fondatezza dei motivi di ricorso avverso la decisione emessa dallo stesso giudice chiamato a decidere sulla sospensiva, e non il pericolo di un danno grave e irreparabile.

Trib Milano 20180508

[Difro] Cass. 14005/2018 su protezione umanitaria

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180531/snciv@s10@a2018@n14005@tO.clean.pdf

Il riconoscimento della protezione umanitaria si fonda su parametri diversi da quelli previsti per la protezione internazionale, ritenuti insussistenti. Infatti, nella giurisprudenza di legittimità la protezione “umanitaria” ha carattere atipico e residuale, nel senso che copre tutta una serie di situazioni, da individuare caso per caso, in cui, pur non sussistendo i presupposti per il riconoscimento della tutela tipica (status di rifugiato o protezione sussidiaria), tuttavia non possa disporsi l’espulsione e debba perciò provvedersi all’accoglienza del richiedente che si trovi in una condizione di “vulnerabilità” (Cass. 15466/2014, n. 26566/2013, n.23604/2017).

[Difro] Cass. 14006/2018 sulla protezione sussidiaria ex art. 14 lett. c) del D. Lgs. 251/2007

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180531/snciv@s10@a2018@n14006@tO.clean.pdf

In tema di protezione sussidiaria dello straniero prevista dall’art. 14 lett. c), del d.lgs. n. 251 del 2007, l’ipotesi della minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale implica o una contestualizzazione della minaccia suddetta, in rapporto alla situazione soggettiva del richiedente, laddove il medesimo sia in grado di dimostrare di essere colpito in modo specifico, in ragione della sua situazione personale, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di un conflitto armato interno, nel Paese o nella regione, caratterizzato dal ricorso ad una violenza indiscriminata, che raggiunga un livello talmente elevato da far sussistere fondati motivi per ritenere che un civile, rientrato nel paese in questione o, se del caso, nella regione in questione, correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio di questi ultimi, un rischio effettivo di subire la detta minaccia.

[Difro] Cass. 15239/2018 su protezione umanitaria

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180612/snciv@s61@a2018@n15239@tO.clean.pdf

Il riconoscimento della protezione umanitaria, nonostante la forte attenuazione del regime ordinario dell’onere della prova, derivante dal dovere di cooperazione istruttoria posto a carico del giudice, presuppone pur sempre una valutazione della credibilità delle dichiarazioni del richiedente, indispensabile per stabilire se, come richiesto ai fini della concessione della predetta misura, il rimpatrio possa determinare un’effettiva privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale (cfr. Cass., Sez. VI, 23/02/2018, n. 4455; 21/12/2016, n. 26641; 24/09/2012, n. 16221).

[Difro] Cass. 12581/2018 sulla tempestività del ricorso per la protezione internazionale (prima del 2008)

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180522/snciv@s61@a2018@n12581@tI.clean.pdf

La corte viene investita della questione della tempestività del ricorso per la protezione internazionale proposto prima dell’entrata in vigore del D. Lgs. 25/2008.

La corte rimette alla pubblica udienza la trattazione del ricorso.

[Difro] Cass. 15569/2018 su protezione umanitaria

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180613/snciv@s61@a2018@n15569@tO.clean.pdf

Ai fini della protezione umanitaria, non può farsi leva soltanto sulla situazione di integrazione del richiedente la protezione umanitaria nel paese di accoglienza; tale situazione dev’essere pur sempre comparata a quella del paese di origine, nel senso che, per la concessione della richiesta protezione umanitaria, il rimpatrio dovrebbe determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani – anche relativamente alla tutela del diritto di salute – al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo della dignità della persona.

[Difro] Cass. 13990/2018 sulla partecipazione dello straniero trattenuto all’udienza di convalida

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180531/snciv@s10@a2018@n13990@tS.clean.pdf

La corte di cassazione ribadisce:

1) Il cittadino straniero ha l’interesse ad ottenere l’annullamento del decreto di convalida del trattenimento anche se il trattenimento è nel frattempo cessato, sia per il diritto al risarcimento derivante dall’illegittima privazione della libertà personale, sia al fine di eliminare ogni impedimento illegittimo al riconoscimento della sussistenza delle condizioni di rientro e soggiorno nel territorio italiano.

2) La presenza dell’interessato all’udienza di convalida del trattenimento è necessaria e indefettibile, e la sua assenza, in mancanza di indicazione delle ragioni e di una motivazione atta a ritenere giustificata tale assenza, integra difetto assoluto di motivazione che costituisce, di per sé, vizio sufficiente all’annullamento del provvedimento impugnato.