Cass. 2997/2018 sulle garanzie del contraddittorio nell’udienza di convalida delle misure alternative al trattenimento

La corte afferma implicitamente che anche per la convalida delle misure alternative è necessaria la celebrazione di un’udienza.
È illegittimo il decreto di convalida delle misure alternative al trattenimento del cittadino straniero espulso, quando all’interessato venga notificato il provvedimento del Questore contenente l’avvertimento della comunicazione dello stesso al Giudice di Pace per la convalida nelle successive quarantotto ore e della sua facoltà di presentare memorie o deduzioni tramite un difensore di fiducia, ma non risulti né la comunicazione della data dell’udienza di convalida, alla quale egli lo straniero non viene quindi messo in condizione di partecipare, a norma dell’art. 14, comma 4, D. Lgs. 286/1998 (“l’interessato è anch’esso tempestivamente informato e condotto nel luogo in cui il giudice tiene l’udienza”), né la nomina di un difensore di ufficio, che è prevista dall’art. 14, comma 4, del citato d. Igs. qualora l’interessato sia – come nella specie – sprovvisto di un difensore di fiducia.
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Cass. 2863/2018 su protezione internazionale e condotte di rilievo penale nel paese di origine

La corte di cassazione annulla con rinvio la sentenza con cui la corte di merito da un lato non ha riferito né esaminato il contenuto dei documenti prodotti dal ricorrente, ma soprattutto ha affermato l’irrilevanza di un tale supporto probatorio (riguardante la dimostrazione della propria persecuzione in Patria e versato in atti dal ricorrente) perché «fa riferimento a condotte violative di norme penali».

La corte ribadisce che lo scopo dell’esame di un’istanza di protezione internazionale non è solo quello è di verificare se la denunciata lesione dei propri diritti umani avvenga in forma diretta e brutale ma anche quello di accertare se la contestata violazione di norme di legge nel Paese di provenienza sia opera degli organi costituzionalmente preposti a quel controllo e se essa costituisca una corretta attività degli organi istituzionali ovvero una surrettizia e palese violazione dei diritti umani (che, secondo le Carte internazionali, devono essere garantite a tutti gli uomini, indipendentemente dalla propria appartenenza ad una «razza», ad un genere e ad una fede (religiosa o politica)], cosicché la violazione di norme penali, ascritta (come nella specie) al richiedente asilo deve consistere in una legittima reazione dell’ordinamento all’infrazione commessa e non costituire una forma (indiretta e, perciò, più insidiosa) di persecuzione razziale o di genere o politico-religiosa verso il denunciante la violazione dei diritti umani, in proprio danno.
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Cass. 2864/2018 sulla procura alle liti nel ricorso contro il decreto di espulsione

La corte di cassazione ribadisce che la procura alle liti per proporre ricorso al giudice di pace avverso il decreto di espulsione può essere conferita al difensore sia con autentica della sottoscrizione da parte del medesimo, se lo straniero si trovi sul territorio nazionale, sia rilasciando la procura presso l’autorità consolare del Paese dove sia stato rimpatriato; la nullità della procura alle liti con sottoscrizione autenticata dal difensore, pertanto, sussiste solo nel caso sia accertato che al momento del rilascio lo straniero era all’estero.
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Cass. 2681/2018 sull’audizione del richiedente asilo in fase giurisdizionale

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La corte di cassazione ribadisce che non è ravvisabile una violazione processuale sanzionabile a pena di nullità nell’omessa audizione personale del richiedente nell’appello per il riconoscimento della protezione internazionale; il giudice, se richiesto, può valutare la specifica rilevanza dell’interrogatorio, in relazione alle circostanze su cui l’audizione possa arrecare una migliore rappresentazione della domanda di protezione internazionale.

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Cass. 2682/2018 sull’onere di motivazione circa l’assenza di protezione nel paese di origine del richiedente asilo

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La corte di cassazione ribadisce che il giudice della protezione internazionale deve valutare anche il difetto di protezione statuale, e inoltre deve valutare l’attuale sussistenza del rischio di danno grave in relazione al peggioramento della situazione di sicurezza nella zona di provenienza (nella specie, il sud della Nigeria) risultante da fonti internazionali.

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Cass. 2767/2018 e 2768/2018 sulla protezione umanitaria

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Il carattere strettamente privato della vicenda non integra i presupposti della protezione umanitaria, atteso che il diritto alla protezione in parola non può essere riconosciuto per neppure per situazioni personali, necessitando, invece, che tale condizione sia l’effetto della grave violazione dei diritti umani subita dal richiedente nel paese di provenienza (così Cass., ord. 21 dicembre 2016, n. 26641, con riguardo a condizione di non piena integrità fisica; Cass., ord. 11 settembre 2017, n. 21035).

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http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180205/snciv@s61@a2018@n02767@tO.clean.pdf

Cons. Stato 80/2018 sulla revoca dell’accoglienza ai richiedenti asilo in appello

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Il Consiglio di Stato con una sentenza piuttosto confusa smentisce l’orientamento del TAR Lombardia sez. Brescia (coerente con quanto affermato da Cass. 18737/2017) e afferma che le misure di accoglienza del richiedente asilo cessano con la pronuncia che definisce il ricorso di primo grado.
Il Consiglio di Stato osserva che l’art. 35 bis D. Lgs. 25/2008 prevede la cessazione dell’effetto sospensivo del ricorso con il decreto che lo rigetta, e afferma che detta norma si applica ai provvedimenti di cessazione delle misure di accoglienza adottati dopo la sua entrata in vigore (nel caso di specie, un provvedimento adottato il 26 giugno 2017).
Il Consiglio di Stato non si avvede che l’art. 35 bis D. Lgs. 25/2008 è entrato in vigore il 17 agosto 2017 e pertanto non era applicabile nel caso di specie; inoltre la norma, che instaura una disciplina processuale diversa da quella precedente, si applica ai ricorsi instaurati dopo tale data, mentre nel caso di specie si applicava la norma previgente, come è confermato dal fatto che avverso il provvedimento di rigetto del tribunale il ricorrente ha proposto appello, strumento soppresso dal D.L. 13/2017 che ha introdotto l’art. 35 bis D. Lgs. 25/2008.

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https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=ZER2FMOVIQTCKNPNYUSOHDDIOA

Cass. 1788/2018 sulla forma dell’appello per la protezione internazionale

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La corte di cassazione, con ordinanza interlocutoria del 14/11/2017 (depositata il 24/1/2018), ha rimesso alla pubblica udienza la trattazione di un ricorso proposto contro una sentenza della corte di appello che aveva dichiarato inammissibile l’impugnazione ex art. 19. D. Lgs. 150/2011 poiché proposta con ricorso anziché con citazione e quindi tardivamente notificata.
Il ricorrente denunciava due motivi: con il primo, violazione degli artt. 101, 189 e 190 c.p.c. ai sensi dell’art. 360, n. 4, c.p.c., perché la corte di appello, all’atto di assumere la riserva di decisione sulla tempestività dell’impugnazione, ha omesso di invitare le parti a precisare le conclusioni e non ha messo quindi il difensore in condizioni di poter chiedere un rinvio. Non ha altresì assegnato un termine per il deposito di memorie ex art. 101, 2° comma, c.p.c., avendo posto a fondamento della decisione una questione di ammissibilità rilevabile d’ufficio.
Con il secondo motivo denunciava la violazione e falsa applicazione dell’art. 19, d.lgs. 150/2011, dell’art. 27, d.lgs. 142/2015, art. 12 preleggi, perché il tenore letterale di tali disposizioni rende evidente che l’appello deve essere proposto nella forma del ricorso e non della citazione.

La corte, all’esito dell’esame del ricorso nell’adunanza camerale, ritenuto che non sussistano i presupposti di cui all’art. 375, numeri I) e 3), c.p.c., ha rimesso la causa alla pubblica udienza della Prima sezione civile ai sensi dell’art. 380bis, ultimo comma, c.p.c.

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http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180124/snciv@s61@a2018@n01788@tI.clean.pdf

Cass. 699/2018 sulla sospensione in appello del rigetto della protezione internazionale

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La corte di cassazione ribadisce che la sospensione del provvedimento di rigetto della commissione territoriale, prevista dall’art. 19, comma 4, del D. Lgs. 150/2011 (ora abrogato) permane per l’intero giudizio, quindi anche nel grado di appello e di cassazione.

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http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180112/snciv@s61@a2018@n00699@tO.clean.pdf

Cass. 1368/2018 sull’ammissibilità del ricorso per cassazione in sede penale contro la convalida del trattenimento

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La corte ribadisce che è inammissibile il ricorso indirizzato alla corte per cassazione in sede penale contro il provvedimento di convalida del trattenimento, e tale ricorso non può essere trasmesso alla corte di cassazione in sede civile ai sensi dell’art. 568, comma 5, cpp.

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http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snpen&id=./20180115/snpen@s70@a2018@n01368@tO.clean.pdf