Cass. 2863/2018 su protezione internazionale e condotte di rilievo penale nel paese di origine

La corte di cassazione annulla con rinvio la sentenza con cui la corte di merito da un lato non ha riferito né esaminato il contenuto dei documenti prodotti dal ricorrente, ma soprattutto ha affermato l’irrilevanza di un tale supporto probatorio (riguardante la dimostrazione della propria persecuzione in Patria e versato in atti dal ricorrente) perché «fa riferimento a condotte violative di norme penali».

La corte ribadisce che lo scopo dell’esame di un’istanza di protezione internazionale non è solo quello è di verificare se la denunciata lesione dei propri diritti umani avvenga in forma diretta e brutale ma anche quello di accertare se la contestata violazione di norme di legge nel Paese di provenienza sia opera degli organi costituzionalmente preposti a quel controllo e se essa costituisca una corretta attività degli organi istituzionali ovvero una surrettizia e palese violazione dei diritti umani (che, secondo le Carte internazionali, devono essere garantite a tutti gli uomini, indipendentemente dalla propria appartenenza ad una «razza», ad un genere e ad una fede (religiosa o politica)], cosicché la violazione di norme penali, ascritta (come nella specie) al richiedente asilo deve consistere in una legittima reazione dell’ordinamento all’infrazione commessa e non costituire una forma (indiretta e, perciò, più insidiosa) di persecuzione razziale o di genere o politico-religiosa verso il denunciante la violazione dei diritti umani, in proprio danno.
http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20180206/snciv@s61@a2018@n02863@tO.clean.pdf

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